Lana, cotone e cashmere sono riciclabili all’infinito?

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Una domanda che ci viene posta spesso è: grazie alla rigenerazione delle fibre, è possibile smettere per sempre di produrre fibre vergini e utilizzare solo quelle rigenerate?

Purtroppo la risposta è no e in questo articolo ti spieghiamo perché.

La rigenerazione delle fibre tessili

Prima di affrontare in modo più approfondito il tema della rigenerabilità delle fibre tessili, è importante fare un piccolo recap su una questione fondamentale: cosa si intende per rigenerazione delle fibre tessili?

Rigenerare un tessuto significa dare una nuova vita a uno scarto, come uno scarto di produzione, oppure a un vecchio abito che non utilizziamo più, che invece di venire smaltito come rifiuto viene riportato allo stato di fibra, filato nuovamente e tessuto in un nuovo capo di abbigliamento.

È così che nascono gli abiti rigenerati, esattamente come quelli che creiamo noi di Rifò.

Esistono molti materiali che possono essere rigenerati per creare nuovi capi, come ad esempio la lana, il cashmere, il cotone e anche il jeans.

Indossare abiti rigenerati offre infatti numerosi benefici ambientali e sociali, come ad esempio:

  • Riduzione del consumo di acqua e di rifiuti
  • Massimizzazione del riutilizzo degli scarti
  • Salvaguardia dell’ambiente
  • Miglioramento delle condizioni sociali del lavoro
  • Supporto all’economia locale.

Ma se i vantaggi sono così evidenti, perché i tessuti rigenerati non possono essere l’unica opzione possibile? Il problema sta nel numero di volte in cui è possibile rigenerare una fibra.

Quante volte è rigenerabile una fibra?

Il ciclo di rigenerazione di una fibra purtroppo non è infinito.

Ogni volta che una fibra viene rigenerata, infatti, la sua lunghezza si accorcia. Per questo, ogni materiale ha un ciclo di rigenerazione ben definito. La lana e il cashmere, ad esempio, possono essere rigenerati fino a circa 4 volte mentre il ciclo del cotone è ancora più breve e arriva fino a 2 volte.

Le fibre che invece possono essere rigenerate ogni volta che vogliamo sono invece quelle sintetiche, come ad esempio il nylon. Nonostante una possibilità di riciclo potenzialmente infinita, dopo più cicli le caratteristiche tecniche dei materiali sintetici rischiano di impoverirsi.

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Con questa premessa è quindi facile intuire perché non è possibile smettere completamente di produrre fibre vergini ma attraverso la rigenerazione dei tessuti è però possibile invece ridurre al minimo gli sprechi, dando nuova vita a tutto ciò che non indossiamo più e producendo abbigliamento di una qualità e un valore più alti di quelli originali.

Perché i capi rigenerati hanno valore quanto quelli originali?

Il vero problema dei vestiti che troviamo solitamente nei negozi di abbigliamento al giorno d’oggi, infatti, è quello che non sono stati creati per durare nel tempo. La qualità degli abiti è infatti passata in secondo piano da quando è nata la cosiddetta fast fashion, ossia la moda veloce.

Una moda che cambia ogni stagione e che porta all’acquisto compulsivo di abiti di tendenza che verranno inevitabilmente buttati già qualche mese dopo, quando la fast fashion presenta una nuova moda.

A questo si aggiunge anche il fatto che la maggior parte di questi abiti non sono costituiti da fibre pure (solitamente tra il 95 e il 100% di un determinato materiale) ma sono composizioni miste e questo rende impossibile il processo di rigenerazione.

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E se questo è vero per tutti i materiali, è ancora più vero per la lana.

Sulla rigenerazione della lana, infatti, esiste una tradizione tessile molto antica, legata in particolar modo alla città di Prato, città natale anche di Rifò.

Parliamo della bellissima tradizione dei cenciaioli, un mestiere nobile e raffinato che consisteva nel dividere i vecchi stracci per colore e per consistenza. Da quei brandelli di stracci, i cosiddetti cenci, si estraeva poi una nuova materia che gettava le basi per la creazione di un nuovo tessuto.

Ed è per questo che i nuovi tessuti rigenerati hanno un valore in più rispetto a quelli originali: perché vengono creati con lo scopo di durare più a lungo nel tempo e di riscoprire il valore più importante della moda: quello emozionale.

Conclusioni

La rigenerazione delle fibre tessili purtroppo ha un preciso ciclo vitale e al momento non è possibile smettere di produrre completamente fibre vergini.

Attraverso il rigenero dei tessuti, però, è possibile raddoppiare abbondantemente il ciclo di vita di una fibra, ritardando il momento in cui verrà trasformata in un rifiuto tessile, con profondi effetti benefici sull’ambiente e sulla società.

Noi di Rifò siamo fermamente convinti che ognuno nel suo piccolo possa fare davvero la differenza. Per questo ci piacerebbe conoscere la tua opinione: utilizzi già abbigliamento rigenerato? Quanti dei tuoi indumento presentano un’etichetta che permette la sua rigenerazione?

Faccelo sapere nei commenti qua sotto.

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